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Strumenti e canti nomadi e sciamanici: imitare la natura

2022-10-10 14:37

Monica Benedetti

sciamanesimo, mongolia, canto difonico, canto sciamanico, armonia, strumenti sciamanici, comunicare con gli spiriti, comunicare con gli dei, Altaji,

Strumenti e canti nomadi e sciamanici: imitare la natura

Il verbo è il primo vagito della creazione, il primo suono. Da esso sono nate le armoniche e, per risonanza, ogni altro suono atto a creare tutto ciò che esiste

In principio era il verbo, recita il primo rigo della Genesi. Il verbo è il primo vagito della creazione, il primo suono. Da esso sono nate le armoniche e, per risonanza, ogni altro suono atto a creare tutto ciò che esiste.

 

Ogni minima particella, visibile o invisibile, produce un suono, una frequenza vibratoria oscillante e, consciamente o meno, ogni creatura agisce all'interno del verbo.

 

Gli antichi sciamani, figli di un'epoca molto più vicina alla creazione primeva della nostra, conoscevano il segreto del verbo ed utilizzavano le armoniche prodotte dallo strumento vocale o da diverse estensioni di esso - gli strumenti musicali -, per parlare con gli spiriti creati ed increati e con l'Eterno Cielo Azzurro da cui proviene il verbo di fondo della creazione tutta.

Non è un segreto che l'armonizzazione di un suono che produce una vibrazione muove le corde di una chitarra, ad esempio.

 

Allo stesso modo lo sciamano, ascoltando i suoni della natura, aveva la capacità di riprodurne le frequenze ed ottenere una risonanza armonica con ciò che osservava.

 

Le preghiere erano canti di cui oggi possiamo avere una vana esperienza, in occidente, quando partecipiamo ad una messa salmodiata.

 

In Mongolia, invece e, in generale, in tutto il centro e nord asiatico, esiste ancora la capacità di partecipare di quel verbo originario che, come un moto perpetuo, risuona da sempre in ogni forma.

Il canto difonico (a due voci) è l'espressione più antica tuttora esistente di questa capacità.

 

Uno dei primi studiosi di canto difonico è stato un ricercatore di musicologia e acustica del Musée de l'Homme di Parigi. Tran Quang Hai ascoltò alcune registrazioni di musica della zona di Tuva e ne rimase letteralmente affascinato.

 

Da studioso cominciò a cercare di capire come quei suoni potessero essere riprodotti col solo utilizzo delle corde vocali.

 

Scoprì che altri ricercatori avevano già studiato il fenomeno e riuscì a dimostrare utilizzando un sintetizzatore vocale, come gli armonici percepiti nel canto difonico dipendessero dalle risonanze prodotte dalla gola ove si trovano le corde vocali.

 

Dimostrò anche che non si trattava di suoni “in falsetto” ma di una maggiore pressione che avveniva sotto la glottide utilizzando tutte le cavità possedute dall'essere umano: bocca, gola, addome.

 

Dopo di lui numerosi altri ricercatori si inoltrarono nelle gelide vie della taiga siberiana alla ricerca di approfondimenti ed esempi di quella straordinaria capacità fonetica e scoprirono quell'ovvietà che abbiamo perduto: gli uomini che conservano ancora il ricordo delle tradizioni più antiche, conoscono il proprio corpo e ciò che interagisce con esso e sono in grado di utilizzarne potenzialità che noi, abitanti della parte “civilizzata” del pianeta, non ricordiamo più.

Una leggenda riconducibile agli sciamani siberiani racconta che in un tempo lontano c'era un orfano che visse per lungo tempo da solo ai piedi di una roccia.

 

Non avendo altri interlocutori cominciò a dialogare con essa, imitando i suoni che erano prodotti dal vento che la lambiva, o dall'acqua che picchiettava, ecc...

 

Imparò così il linguaggio del fiume che scorre, le voci gravi e acute del vento, degli uccelli, l'eco prodotto dalle montagne...

 

Accadde che il vento condusse i suoi canti in un villaggio e la gente, sentendo tali melodie, le chiamò xöömej che significa “canto che usa la gola”.

 

Il khoomei è, infatti, uno dei tre toni che vengono utilizzati nel canto difonico, assieme alle varianti sygyt e kargyraa .

 

Il sygyt è una tecnica che produce suoni simili a fischi, ottenuta poggiando la punta della lingua sul palato mentre il kargyraa utilizza la vibrazione delle false corde, le quali risuonano un'ottava esatta sotto alla nota prodotta dalle corde vocali.

 

Provate ad immaginare un'estensione infinita di verdi ondeggianti a contrasto con un'immensa coltre azzurra e il vento perenne che si accorda al canto continuo dei pastori nomadi che si armonizza col vento stesso e gli animali.

E' un ambiente altamente suggestivo in cui il canto viene utilizzato praticamente per compiere qualunque azione.

 

Si canta agli animali per radunarli, per spostarli da un pascolo all'altro; si canta per chiedere protezione e benedizione all'eterno cielo azzurro, al fiume, alle montagne.

 

Esistono canti sciamanici, formule magiche e preghiere e racconti. I versi spesso sono improvvisati e accompagnano benedizioni della famiglia o del bestiamo o della terra tutta.

 

Cantano quando costruiscono la loro casa-tenda, nelle cerimonie sacre, compleanni, matrimoni, funerali, ecc... Sono canti lunghi, veri e propri racconti che spiegano il motivo del canto.

 

Per fare un esempio concreto: un rito che riguarda il latte fermentato che segna il passaggio dall'estate all'inverno, comincerà raccontando da dove arriva quel latte, la storia dell'animale e della mandria che lo ha prodotto, come avviene la fermentazione e quanto è generoso il suo nutrimento.

Un esempio di canto stagionale è quello utilizzato durante l'ustugu un rito che viene svolto in primavera, ogni tre anni, presso gli Altai e chiede una prolungata prosperità.

 

“ Detentore del tuono, attizzatore del fuoco, detentore del fulmine!

E' stata posta la sella di bronzo?

E' stata attaccata la briglia d'argento?

Il cavallo è entato nella stalla aurea?

E' stato legato al bianco palo?

Tuonante Kun- Ayas!

Sarà sì che la parte non si interrompa?

Verrà concessa la decisione che non viene meno?

Sarà sì che il cordone ombelicale non si sporchi?

Sarà sì che gli occhi non lacrimino?

Come è la nostra divinità che risiede in alto?

Così supplichiamo e preghiamo.

Ci sarà l'anima qut nei fanciulli che nutriremo?

Verrà concessa la grazia per l'anno futuro?

Verrà concessa la pace per quest'anno?

Calpesteremo ancora la verde erba?

Quest'anno il cuculo canterà ancora?

Potremo resistere al lungo campo invernale?

La coppa di legno dei sudditi,

se cade col fondo all'ingiù essa è di Ayas Qan.

La coppa di vetro dei sudditi,

se cade senza errori, essa apparterrà al detentore del tuono”

 

(Tratto da: Testi dello sciamanesimo siberiano e centro asiatico di Ugo Marazzi – Ed. UTET)

Al rito seguiva il lancio della coppa per verificare se fosse stato gradito o meno alla divinità.

 

I canti, rituali o famigliari, venivano trasmessi oralmente dal detentore al discepolo o figlio scelto.

 

Ci volevano anni per essere appresi ed esisteva un rito che determinava la fine di questo passaggio di conoscenza. Il novizio doveva dimostrare la sua capacità per due notti, dopodichè sarebbe stato eletto tuul'ch.

 

Il passaggio veniva simbolizzato dalla “sciarpa del successo” che veniva avvolta attorno al manico del tovshur uno strumento a forma di liuto che avrebbe accompagnato nei suoi canti il nuovo bardo.

 

Gli strumenti realizzati dai popoli delle steppe e della taiga per armonizzare i loro canti seguono anch'essi lo stesso iter rituale di ogni azione compiuta nel rispetto degli spiriti della natura.

 

Ogni strumento è considerato vivo, in quanto gli spiriti dei materiali utilizzati per la sua costruzione, sono presenti nella stessa e vanno onorati, nutriti e rispettati.

Ogni strumento ha le sue caratteristiche specifiche ed è realizzato per accompagnare uno specifico canto o rituale.

 

L' igil che letteralmente si traduce in “due corde” è costituito da una cassa armonica e un lungo manico e possiede, come suggerisce il nome, solo due corde.

 

Viene tenuto in posizione verticale e si suona da seduti. Possiede lo spirito del legno col quale è stato realizzato e del cavallo, il crine di cui va a comporre le corde. Il manico termina con una scultura a forma di testa di cavallo o di altro animale.

 

Viene utilizzato per accompagnare le danze biy in uno specifico repertorio di canti chiamati biyelgeenii tatlaga. La danza biy è una serie di movenze atte ad imitare gli elementi naturali tipo lo scorrere dell'acqua in un fiume, la forza dirompente del vento o la placida brezza, ecc...

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(Igil di moderna fattura)

Il byzanchyy è anch'esso uno strumento ad arco. Somiglia ad un banjo ma viene suonato con un arco come il violino.

 

Ha la forma di un piccolo tamburo al quale è attaccato un lungo manico. Ha quattro corde e il manico termina solitamente con la testa scolpita di un toro o yak.

 

I costruttori dicono che il numero delle corde ricorda il numero delle mammelle della mucca e anche il suono riproduce quello della stessa quando viene munta.

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( Byzaanchy: Byzaanchy interpretato da Mai-ool Sedip (alashensemble.com) )

Il morin huur è attribuito, originariamente, alla realizzazione ed utilizzo sciamanico. E' anch'esso uno strumento ad arco e si suona da seduti.

 

E' realizzato in legno e spesso ricoperto con pelle di cammello o pecora, trattate nell'acqua prodotta dallo yogurt e interamente decorata con disegni sciamanici o tradizionali. Il manico termina con una scultura di animale: cavallo, drago, serpente ed è molto allungata per permettere di appendere lo strumento nella ger.

 

Il suo suono, infatti, è morbido ed utilizzato per accompagnare i canti della famiglia, all'interno della ger.

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(morin hoor)

Il shudraga è uno strumento a corde che viene pizzicato.

 

E' realizzato di solito in legno di olmo o sandalo e ricoperto da pelle di bovino su entrambi i lati della cassa armonica. E' utilizzato anch'esso per accompagnare la danza biy.

 

Il limbe è uno strumento a fiato ed è utilizzato dai pastori. Somiglia ad un flauto traverso e viene impugnato allo stesso modo.

 

Può essere suonato sia con la bocca che con il naso e veniva utilizzato per comunicare con le mandrie di cammelli poiché riproduce un verso simile.

 

Anche il murgu è uno strumento a fiato. Funziona con la vibrazione di una colonna d'aria al suo interno.

 

E' realizzato servendosi degli steli della pianta di angelica, non possiede fori per le dita e la melodia viene variata dal dito che tappa o libera la parte finale dello strumento.

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(Murgu: Alash Ensemble - Strumenti a fiato )

Lo xomus è simile al nostro scacciapensieri. E' realizzato in legno e metallo, oggi, mentre in antichità era solo di legno.

 

Come il suo parente occidentale il suono si ottiene dal pizzicamento della linguetta e dalla modulazione della forma della bocca che funge da cassa di risonanza. E' spesso utilizzato dagli sciamani, assieme al tamburo, per indurre la trance.

 

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(Xoomus: Demir-Xomus (alashensemble.com)

Lo yatga e lo yoochin sono entrambi una sorta di cetre. La prima viene appoggiata sulle ginocchia e suonata a pizzico mentre la seconda è incorporata ad un tavolo e le corde colpite con un battente di legno.

 

Entrambe venivano utilizzate nelle corti e nelle preghiere sciamaniche.

 

I due strumenti a percussione, oltre al tamburo sciamanico, più utilizzati sono il kengirge e il duyuglar.

 

Il primo è un grande tamburo a cornice che usavano in origine i monaci buddisti e che tramite loro arrivò a Tuva. Sopra alla cassa costituita di legno, è tesa una membrana di pelle di capra legata alla cassa tramite corde la cui tensione è regolata a seconda dell'intonazione desiderata.

 

Lo strumentista deve stare in posizione seduta per poterlo suonare e deve essere impugnato in posizione verticale. Viene percosso sia a mani nude che con bacchette ricoperte in feltro cilindrico.

 

Il duyuglar consiste in due zoccoli di cavallo percossi tra loro per riprodurre il movimento del cavallo.

 

Spesso viene utilizzato assieme a delle campane chiamate shyngyras per arricchire l'autenticità del suono che vuole essere riprodotto.

 

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( Kengirge: Alash Ensemble - Percussioni )

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(Duyuglar: Duyuglar · (alashensemble.com)

I suoni riprodotti con strumenti e canti collegano i mondi visibili con quelli invisibili, entrambi azionati da frequenze vibratorie con cui i cantori e gli sciamani entrano in risonanza.

 

La musica diventa dunque uno strumento purificatore dei luoghi e delle persone e, all'occorrenza, guaritore tramite la credenza (ora confermata dalla scienza) che ogni organo emette una frequenza specifica e può essere guarito sintonizzandosi su ognuna di esse e comunicando con gli spiriti dell'organo malato.

 

Vorrei concludere questo articolo sui canti e strumenti dei nomadi e sulle loro funzioni con un'interessante riferimento ad un rituale molto importante che si svolge nella zona dei monti Altaj e in Mongolia: il culto delle tredici montagne.

 

In questo rituale la connessione tra musica, canti e natura avviene in maniera perfetta attraverso il numero tredici.

 

Racconta lo sciamano che esistono tredici vette ognuna delle quali ha tredici fessure tra le quali scorrono tredici fiumi.

 

Su ognuna di queste vette c'è un oovo (una sorta di tempio naturale costituito da pietre, offerte e un palo centrale simboleggiante l'axis mundi cui sono legate stoffe bianche e azzurre a mò di preghiera) sul quale sono poste tredici offerte. Il rituale prevede una formazione a cerchio attorno ad un oovo e la recita di un'antichissima preghiera.

"Muovendo il battente,

sono pronto per sciamanizzare,

occorre restare seduti,

essere rispettosi per liberare la strada per le guide spirituali.

Muovendo il battente,

sono pronto per sciamanizzare,

occorre restare seduti

ed essere pazienti e rispettosi per liberare la strada alle guide spirituali del cielo.

Le mie nove boscose montagne,

la mia Orsa Maggiore,

la mia luna,

il mio sole e la mia terra dorata.

La mia terra è mia madre, il mio cielo è mio padre.

La costellazione della Pleiade e della stella polare sono i miei occhi.

Capi spirituali del mondo ultraterreno,

mi siedo sul vostro cavallo e indosso il vostro vestiario.

Viaggeremo tra le yurte,

saremo liberi e purificheremo coloro che sono sommersi dalla tristezza.

Stabiliremo pace e tranquillità, così il lavoro potrà procedere.

Spiriti guida del fuoco e del cuore,

della terra e dell'acqua

mi inchino a voi sul suolo.

Brucio il ginepro,

lascio che l'acqua e il latte si disperdano nell'aria

portate salvezza e abbiate cura dei più piccoli.

Guide spirituali del mio luogo di nascita,

della mia terra e della mia acqua

mi inchino a voi sul suolo abbiate cura di noi e perdonateci. [...]

Spiriti della primavera,

non permettete alla sfortuna e alla tristezza,

non permettete alle forze oscure

di essere attive e causare malattie.

Spiriti guida della mia taiga dorata,

tenetemi sotto la vostra protezione e perdonatemi.

Vi prego di donare felicità alla mia gente."

 

Per approfondimenti:

Strumenti mongolo – siberiani: https://www.alashensemble.com/index.htm

Rito tredici montagne: Tesi di laurea - Il canto degli armonici: pratiche tradizionali dei popoli nomadi dell’area siberiana e mongola di Elisa Mazzocchi (2016/2017)

 

Grazie per l'attenzione

 

Monica

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