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Pantelleria Segreta: Parte 3 - L'Apollo Incoronato

2023-02-07 10:15

Monica Benedetti

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Pantelleria Segreta: Parte 3 - L'Apollo Incoronato

Non un'isola di uccelli starnazzanti bensì la sede dell'Apollo incoronato, il luogo elevato che richiama alla potenza dell'Età dell'Oro degli Dei.

Il più antico nome conosciuto dell'isola di Pantelleria, pare essere l'epiteto fenicio Kyrnim. E' opinione comune tra i ricercatori che tale nome sia stato menzionato anche nel Libro IV delle storie di Erodoto in questo passo: “I Cartaginesi dicono che di fronte ai Gizanti si trova un'isola, detta Ciraui, lunga 200 stadi e assai stretta, raggiungibile a piedi dalla terraferma, ricca di ulivi e di vigneti; vi si troverebbe un lago nel quale le ragazze del luogo, mediante penne di uccelli impeciate, trarrebbero pagliuzze d'oro dal fango” e che la citata isola di Ciraui sia, appunto, la Kiranim o Yranim dei fenici e, dunque Pantelleria.

 

Permetteteci di dissentire e di tentare un approccio più verosimile al più antico nome rinvenibile della Perla Nera del Mediterraneo.

 

Erodoto sostiene che l'isola si raggiunge agevolmente e a piedi e che le sue dimensioni sono di 200 stadi. Sappiamo che 100 stadi corrispondono a circa 200 mt e, dunque, l'isoletta doveva essere lunga circa mezzo chilometro e doveva contenere un lago melmoso in cui esisteva dell'oro.

Ora guardiamo insieme questa mappa:

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Nella mappa è riportata la forma della Sicilia e della Tunisia all'epoca del wurm recente ( il wurm l'ultima era glaciale che pare essersi conclusa attorno all'11000 a.C.). Il mare si innalzò di circa 120-150 mt ma, anche considerando il periodo prima dell'innalzamento, l'isola di Pantelleria rimane sempre troppo lontana dalla terraferma, sia dalla Tunisia che dalla Sicilia, per essere raggiunta a piedi. In secondo luogo le sue dimensioni non coincidono con quelle riportate da Erodoto e, in terzo luogo, l'unico lago presente nell'isola, lo specchio di Venere, non ci sembra essere mai stato associato a giacimenti auriferi.

 

Continuando a cercare fonti che ci dessero una spiegazione plausibile del nome Yrnim o Kirnim, abbiamo trovato un altro documento, risalente a Diodoro Siculo (90 – 27 a.C.) e confermato da Plinio il Vecchio (circa 70 d.C.), in cui gli autori parlano di un'isola tra la Tunisia e la Sicilia, chiamata Kerne o Cerne (latinizzato) che, da fonti egizie si chiamava Ikern (ATLANTIS RISING National Geographic e la ricerca scientifica di Atlantide. Di Georgeos Díaz-Montexano).

 

Considerato che l'antico fenicio era una lingua puramente consonantica, possiamo trarre un paragone tra la Krnm, seppur erroneamente, attribuita ad Erodoto e la Krn di Diodoro siculo, ma anche la krn egizia.

 

Lasciando da parte la correlazione che viene ipotizzata tra l'isola di Kerne e la mitica Atlantide ci sembra significativo che la forma della sua città principale sia stata paragonata da Diodoro ad una tazza o un piatto.

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Probabilmente quello che si vedeva, all'epoca, nell'isola, era l'agglomerato dell'acropoli di San Marco che si sta rivelando, mano a mano che proseguono gli scavi, sempre più estesa e di forma pressochè circolare non possedendo spigoli acuti.

 

A noi sembra dunque di poter ipotizzare una somiglianza con questa isola più che con la Ciraui di Erodoto.

 

Proseguendo nella ricerca abbiamo trovato in Scilace (circa 500 a.C.) che al paragrafo 112 del suo Periplo viene descritta l'isola di Kerne con un ampio golfo, con al centro un lago, una città chiamata Pontion sulle sue rive e diverse isole tutte intorno. All'isola si accede dal promontorio Ermeo che, sostiene Aurelio Peretti nel suo libro “Il Periplo di Scilace”, potrebbe essere identificato nell'attuale Capo Bon in Tunisia: “C'era un altro promontorio libico che nell'antichità aveva nome Ermaia Akra, conosciuto dai Romani col nome di Promunturium Mercuri ed oggi chiamato capo Bon in Tunisia “.

 

Annone il navigatore (VI -V sec. a. C.), seppur discusso e, pare, i suoi testi manipolati più volte nel corso del tempo, fa un'affermazione a nostro avviso molto importante quando dichiara di aver coniato lui stesso ed i suoi uomini il nome dell'isola di Kerne. Egli dice infatti che quest'isola “A giudicare dalla strada che avevamo fatto doveva essere esattamente di fronte a Cartagine “

 

Seguendo la descrizione di Silace, ci sembra doveroso ricordare ancora una volta che, prima dell'innalzamento dei mari nel cosiddetto dryas recente (o Wurm), Pantelleria non si trovava isolata ma era parte di un arcipelago, come mostrato in questa mappa baltimetrica della Marina Italiana

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Ed è altrettanto interessante il particolare notato da Annone che identifica Kerne sulla stessa linea di Cartagine

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Un altro particolare, secondo noi non trascurabile, è il nome che Scilace attribuisce alla città costiera dell'isola di Kerne: Pontion. Naturalmente questa è solo una suggestione ma la somiglianza con il nome dell'etnia greco – anatolica dei pontini, romanizzato in P'ont'oeli  ci dà l'impressione di poter essere associato all'attuale nome della nostra isola tantopiù se consideriamo che Scilace fu inviato da Dario di Persia nel periplo da cui abbiamo tratto il frammento.

 

Solo una congettura? E' probabile, come possono esserlo le suggestive corrispondenze che abbiamo riscontrato in questa breve ricerca.

 

In ultima analisi ci preme di verificare - che poi è quella che ha mosso la nostra curiosità - il nome Kyrnim attribuito all'isola e fatto derivare alla presenza di “uccelli starnazzanti”.

Possiamo notare che la radice consonantica di Kyrnim è la stessa di Kerne: KRN.

 

Tiziana Pompili Casanova, saggista, autrice del libro “Pelasgi stirpe divina – indagine sull'uomo e sulla civiltà delle origini, ci fa notare come*krn, [ sia n.d.a.]una radice molto antica comune sia alle lingue semitiche che a quelle indoeuropee. Nell’indoeuropeo è individuabile anche nelle varianti ker, keȓ ə- da cui k̑rā-, k̑erei-, kereu ̑ - che stanno ad indicare “corno”, “testa”, “parte superiore del corpo”.

 

E prosegue: “La radice *krn è collegata al greco kρατος (kratos) = “potere”, “forza”, “robustezza” (letteralmente una forza associata alla stasi). Di conseguenza, secondo Renée Guenon, Crono esprime in essenza le idee di “potenza” e di “elevazione” . […] In sintesi, i motivi ricorrenti connessi al radicale *krn sono “sovranità e regalità associate al potere generativo, necessità di un sacrificio e promessa di una rinascita”. (M. Maculotti)

 

La radice *krn, non solo richiama l’Età aurea attraverso il nome del suo re Kronos (e anche a quello di Cormac, sovrano celtico dell’Età dell’oro), ma rievoca anche il ricongiungimento con la primigenia essenza geografica iperborea, la mitica terra all’estremo Nord dell’Europa, posta sotto la protezione di Apollo Karneios”

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Sulle monete rinvenute nell'isola, ree confesse dell'antico nome ivi inscritto, troviamo dei simboli molto eloquenti che sono tutti riconducibili all'Apollo iperboreo: la corona di alloro sul retro e la corona (krn) che porta sul capo che, in questo particolare potrebbe rimandare a raggi solari.

 

L'incoronazione di Iside da parte di Nike, come ci viene fornita descrizione di tali monete, potrebbe invece rafforzare l'idea dell'antica dea della vittoria che viene poi “soppiantata” dall'Apollo iperboreo e, dunque rappresentare, la moneta, proprio il passaggio del testimone.

 

Del resto era l'alata Nike che aveva il compito di porre sul capo dei vincitori la corona di alloro intrecciata con rami d'ulivo...

 

Se così fosse realmente accaduto allora il nome della “nostra” isola sarebbe la memoria di un momento importante nella storia più arcaica.

 

Non un'isola di uccelli starnazzanti bensì la sede dell'Apollo incoronato, il luogo elevato che richiama alla potenza dell'Età dell'Oro degli Dei.

 

Forse quello stesso Apollo della leggenda di cui Tanit si innamorò e al quale offerse, anziché l'ambrosia, il nettare di Pantelleria: quel passito che ci rende unici nel pianeta e che, al pari della nostra bella isola, fece innamorare anche il padre degli dei!

 

Grazie di averci seguiti in questo sogno che si perde nella notte dei tempi!

 

Grazie

 

Monica & Elìa

Fonti 

 

Erodoto  Storie Libro IV par. 195

 

Diodoro Siculo Bibliotheca Historica

 

Georgeos Diaz Montexano: Atlantis Rising

 

Scilace: Periplo

 

Aurelio Peretti: Il Periplo di Scilace

 

Annone il cartaginese: Il suo viaggio, descritto in lingua punica entro il tempio di Baal Ammon a Cartagine, fu trascritto in greco e tramandato fino ad oggi.

 

Tiziana Pompili Casanova: Ricercatrice e autrice del libro "Pelasgi Stirpe Divina - Indagine sull'uomo e sulla civiltà delle origini"

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