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Caltabellotta - comparazioni e confronti

2023-02-22 06:46

Tiziana Pompili Casanova

etimologia, ricerca linguistica, caltabellotta, sicilia, archeologia, perù, bomarzo, Rocha mina, portogallo, altare preistorico,

Caltabellotta - comparazioni e confronti

Articolo conclusivo dell'indagine sulla zona archeologica di Caltabellotta - Sicilia. Un viaggio affascinante alla scoperta di un luogo ancora misterioso

Rocca Pizzicata - Sicilia

 

 

Rocca Pizzicata è un complesso rupestre nella Valle dell’Alcantara. Sorge su una proprietà privata (è visitabile sua prenotazione). Nonostante l’evidente presenza di diverse tombe, abitazioni e altre strutture preistoriche, non esistono saggi di scavo archeologico. Pur non avendo la doppia scala, l’altare di Rocca Pizzicata appare, per fattura e stile, molto simile all’Ara di Kronos di Caltabellotta.

 

rocca-pizzicata.png

Rocca Pizzicata - Valle dell’Alcantara (Messina)

 

 

Rocha da Mina – Portogallo

 

Siamo in Portogallo, in un sito non particolarmente famoso, ma molto interessante.

Il “Santuario” rupestre di Rocha da Mina si trova nei pressi di Alandroal, un comune situato nel distretto di Évora. All’interno di un bosco di querce ed eucalipti si erge un imponente affioramento di scisti con un “nucleo” roccioso centrale e una ulteriore formazione rocciosa che “cinge” l’antico luogo sacro come una protezione naturale. Scale scolpite da antiche mani nella pietra viva conducono a quello che sembrerebbe una sorta di altare. Il monumento rupestre è a sua volta interamente circondato dal letto tortuoso di un torrente dal potente nome evocativo di Lucefecit (probabilmente assegnatogli in epoca cristiana), dunque gli antichi “devoti” dovevano immergersi nell’acqua prima di salire le scale e iniziare il percorso “cerimoniale” fino all’altare. A circa un chilometro dal “santuario” esiste anche una fonte sacra che la tradizione vuole più antica del “tempio” rupestre stesso. Le sue acque ancora oggi sono considerate curative. Il sito fu utilizzato fino all’epoca dell’Impero Romano.

Molti ritengono che Rocha da Mina fu un luogo di culto dedicato a Endovélico, la divinità principale del pantheon degli Dei preromani in Lusitania (antica regione della Penisola Iberica) e la maggior parte degli studiosi attribuisce a quel luogo sacro anche una funzione oracolare. Nel sito, infatti, esiste anche un pozzo di forma pentagonale sul pavimento del “santuario”, una cavità in cui, attorno alle pareti, si notano fori che forse un tempo servivano per alloggiare una griglia o una botola di legno. Si suppone che tale pozzo servisse per le abluzioni rituali, oppure che, più probabilmente, fosse utilizzato come camera per l’incubazione onirica. Secondo quell’usanza, dormendo in un luogo appositamente allestito (generalmente sottoterra), i malati potevano conseguire sogni profetici, manifestazione della divinità, i quali, se correttamente interpretati, permettevano di raggiungere la guarigione.

 

rocha-mina.png

Il “Santuario” rupestre di Rocha da Mina – Alandroal, Portogallo

 

 

 

Gilberto de Lascariz, un autore contemporaneo, testimonia la sua esperienza dopo aver dormito nel “Santuario” di Rocha da Mina: narra di un sonno (o un profondo stato di coscienza alterata) con la visualizzazione di sconosciuti rituali, strani sogni popolati da insolite figure, di cui una tenebrosamente nera pareva prevalere, nonché racconta della percezione (o l’apparizione) del cinghiale, l’animale sacro associato al Dio Endovelico. La divinità di cui stiamo parlando, nell’età del ferro e negli ultimi secoli precristiani, era diffusa tra i Celtiberi, popolazioni celtiche stanziate nell’area sud-occidentale della penisola iberica.

La natura originale del Dio Endovelico (noto anche con i nomi alternativi Vaélico e Vélico) era sicuramente ctonia, tuttavia, forse per rielaborazioni più tarde del culto, il suo carattere assunse anche connotazioni ignee e luminose. Fu considerato un creatore o più precisamente un demiurgo, una forza ordinatrice che plasma e vivifica la materia. Dio della medicina, della sicurezza, della salute, della guarigione, dei sogni, della terra e dell'oltretomba, il Dio Endovelico è indubbiamente correlabile al culto delle acque, in particolare sotterranee.

Nonostante gli studi archeologici e le ipotesi, di fatto di questa opera rupestre non sappiamo le cose più importanti: né quando o da chi fu “costruita”, né come si svolgessero le procedure cerimoniali. Tuttavia, osservando questo sito, si intuisce che gli antichi ritenessero la pietra e l’acqua due componenti inscindibili per la guarigione e la rinascita o quanto meno che i due elementi fossero sempre connessi alla sfera del sacro.

Il “Santuario” di Rocha da Mina sembra rappresentare un punto d’incontro tra il mondo della materia e quello dello spirito, un luogo in cui le complementari luce ed oscurità si fondono indissolubilmente.

Altare rupestre di Bomarzo - Italia

 

L’acqua, la pietra, le scale intagliate e le vasche scavate nella roccia, gli ipogei. Sono questi i punti in comune (e non sono pochi) che ho trovato immediatamente evidenti tra l’area rupestre di Caltabellotta di e quella Bomarzo (Viterbo). Impropriamente detta Piramide-etrusca di Bomarzo o Sasso del predicatore, sembrerebbe essere l’altare rupestre più grande scoperto in Europa. Un reperto quasi sconosciuto di cui non si conosce in che epoca e da chi fu scolpito, né la sua funzione originaria. L’accuratezza del netto taglio dei gradini nella pietra è simile sia nel sito laziale che in quello siciliano.

 

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Monumentale altare rupestre – Bomarzo (Vt)

 

 

 

Altre tracce in Italia

 

Altri altari rupestri sono stati segnalati in diverse località nella zona di Bomarzo, a Bassano in Teverina (Altare di Casole), Acquarossa (sito archeologico nelle vicinanze di Viterbo), Selva di Malano e dintorni. Notevole per l’accuratezza dei tagli della pietra, anche se complessivamente di dimensioni modeste, quello a Vitorchiano che ha alcune precise somiglianze con l’Ara di Kronos di Caltabellotta. È del tutto sconosciuto perché si trova in una zona al di fuori dei percorsi battuti dagli escursionisti. Pochissime le immagini in rete.

Altari rupestri simili a quello di Bomarzo sono segnalati anche in Spagna, in Francia e nella Repubblica Ceca. Nonostante le ricerche, non sono riuscita a sapere le località esatte, perciò, non ho potuto effettuare nessun confronto.

Altri altari rupestri sono stati individuati nel Montefeltro: a Montefotogno nei pressi di San Leo, a Torricella di Novafeltria e in località Monte Benedetto di Sant’Agata Feltria.

Altre strutture simili attribuite ai Celti sono in Val di Susa.

Personalmente sono convinta che molti manufatti di questo tipo giacciono ancora completamente sconosciuti, coperti di muschi e vegetazioni, confusi con uno dei tanti massi erratici diffusi sul territorio. Sicuramente le tecniche di lavorazione non sono identiche, alcuni sono meno definiti e più approssimativi nei tagli della pietra lasciando intuire epoche diverse del loro modellamento. Tuttavia, denotano una omogeneità culturale tale che viene spontaneo domandarsi, siamo veramente certi di chi popolava l’Italia e l’Europa millenni or sono?

 

Perù

 

Il tipo di lavorazione della pietra vista nelle località precedenti richiama alla memoria quella visibile in molti siti peruviani in cui spesso è ugualmente presente l’elemento acqua. In tutte le località che citerò sono presenti rocce perfettamente intagliate a “scale” (più o meno grandi):

Ñusta Ispanan, nella provincia di La Convención (40 km da Machu Picchu) con Pozzo Sacro o Sorgente Sacra;

Inkil Tambo, centro religioso vicino a Cusco;

Chinchero con un lago nelle vicinanze e nei pressi di Ollantaytambo;

Ñaupa Iglesia, non lontano da Machu Picchu, antico tempio con un maestoso altare con tre incavi di meditazione nella roccia su cui un motivo a zig-zag a sinistra rappresenta i tre livelli di coscienza.

C’è poi la Pietra Saihuite ad Aboncay a cui è difficile dare una interpretazione: una grande pietra su cui le incisioni sembrano formare un “plastico” in miniatura di un intero “santuario” con scale, vasche ed altre strutture.

Sebbene la pietra lavorata nei siti peruviani denoti una padronanza impeccabile delle tecniche di lavorazione non eguagliata da quelli italiani e quello portoghese, le somiglianze sono innegabili, ma spiegare le possibili analogie è assai arduo allo stato attuale delle conoscenze.

 

Conclusione

 

È stato un viaggio nella storia, nella pietra, nell’uomo. Un viaggio affascinante di cui forse non riusciamo ad afferrare del tutto la profonda importanza.

Lascia un filo di rimpianto l’incomprensione che resta in fondo al cuore per quell’umanità lontana la cui natura ci sfugge perché noi siamo cambiati così tanto da non riconoscerci più nella loro immagine.

Lascia un filo di amarezza sapere quanto patrimonio archeologico giace ignorato mentre gli accademici rimescolano le stesse ipotesi, le stesse teorie, senza considerare quanti elementi culturali potrebbero ancora emergere sulle culture dei millenni che ci hanno preceduto, tracce del passato presenti ovunque che avrebbero ancora tanto da raccontare.

“Il tacere degli studiosi non risolve l’enigma e non accantona il problema. Noi vogliamo solamente spingere gli archeologi e gli operatori del settore a fare finalmente uno studio comparato su tutta l’area della Gogala sulla quale sono stratificati certamente millenni di storia.” (Giuseppe Rizzuti)

Lo vorremmo anche noi. E non solo sulla Gogala.

 

Grazie. 

Tiziana

 

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Tiziana Pompili Casanova

Ricercatrice e scrittrice.

Ex speaker radiofonica e copywriter. Collabora con Biagio Russo e Paolo Navone alla gestione del gruppo Facebook “Viaggiatori dei Tempi”. Ha in cantiere diversi lavori editoriali (fra cui un romanzo e un saggio che presto saranno pubblicati) e altri progetti nel campo della ricerca storica.

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Pelasgi Stirpe Divina - Indagine sull'uomo e sulla civiltà delle origini. 

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